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A Manlio Sgalambro: la mente irriverente che graffiava e svelava le nostre autentiche origini • Luoghi Pensanti

A Manlio Sgalambro: la mente irriverente che graffiava e svelava le nostre autentiche origini

Manlio_SgalambroCi mancherà Manlio Sgalambro; ci mancherà leggerlo, ascoltarlo, percepirlo nuovamente nella sua profondità. Difficile parlarne, specie per un giovanissimo, il quale sa che parlarne è imbattersi in una maschera profonda, dolorosa, disincantata e vera; una maschera che si rivela per la prima volta con la presentazione de La morte del sole negli anni ’80, proprio nel suo paesello natìo: Lentini, antica colonia calcidese e patria del sofista Gorgia. Le sue parole hanno graffiato la nostra identità. Si pensa a Del pensare breve (1991) e La conoscenza del peggio (2007). In quest’ultimo libro si esplica l’intuizione chiave del suo intero corpus di opere difficilmente catalogabile anche solo nella tanto decantata leopardiana e generica etichetta di nichilismo:

All’uomo non conviene considerare, riguardo a sè stesso e riguardo alle altre cose, se non ciò che è l’ottimo e l’eccellente; e inevitabilmente dovrebbe conoscere anche il peggio, giacché la conoscenza del meglio e del peggio è la medesima.

Sono parole che scavano e rivelano. La sua Teoria della Sicilia è un dato segnato da questa certezza: un’Isola può sempre sparire. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. Sgalambro l’ha affrontato con una sottile ironia. Il suo silenzio estremo nei confronti di ogni forma d’ufficialità è catarsi ; non aveva mai ceduto alle lusinghe dell’esposizione televisiva. Le scansioni temporali che separavano le uscite dei suoi libri non si attenevano ai singulti nevrotici dell’industria letteraria. Sgalambro, personalmente visto, era un’irregolare perfetto, raro al Mondo e che solo un Mondo parallelo come quello siciliano poteva darci, come un frutto raro.

Un frutto raro, un intellettuale che ci ha aiutato a leggere il “nostro” mondo, ed oggi ci sentiamo un pò tutti più orfani del solito. Niente è come sembra, terza produzione cinematografica di Franco Battiato, con cui ha trascorso un brillante ventennio di produzioni, lì ha dato il suo contributo nella sceneggiatura, come oggi ha dato il suo contributo, semplicemente attraversando coronato d’alloro la porta dello spavento supremo. Manlio Sgalambro era un meraviglioso impertinente, sprezzante, fiero, severo e antirazionale. Se un intellettuale non è critico, diventa cortigiano. E’ stato così per Vittorini, Pasolini e Sciascia, intellettuali contro che il sistema non è riuscito ad assoldare, arruolare ed ostentare a dovere. Questo è stato il paradigma di un Uomo dal fine pensare, dalla retorica mente e dalla profonda coscienza. Un Uomo che apparterrà per sempre alla nostra Memoria.

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