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Biviere di Lentini: Paradiso Ritrovato o Cattedrale nel Deserto? • Luoghi Pensanti

Biviere di Lentini: Paradiso Ritrovato o Cattedrale nel Deserto?

Ripercorrere la Memoria del Pantano di Lentini per legittimarlo Patrimonio dell’Umanità.

V’è un territorio nella Sicilia Orientale, presso il Lago più grande dell’Isola, a cinquantaquattro metri sul livello del mare, a ventisei chilometri da Catania, a circa dieci dal Mar Jonio, ch’è stato culla di antichissime colonie sicule e sito di una popolata chora greca, fondata dai Calcidesi di Nasso sotto la guida dell’ecista Theokles.

Panorama da Monte San Basilio – versante Scordia

Le favole hanno sempre un lieto fine..

In molte favole e in molte leggende incontriamo spesso il momento in cui il protagonista perde la “strada di casa”.
Lo osserviamo nella visione dei film, leggendo, ascoltando le esperienze di vita o i racconti dei miti; ognuno di noi ricorda una storia, che lega la propria infanzia a dei Luoghi, in cui, in mezzo a varie avventure, qualcuno perde la strada di casa.

In tempi di inesattezze, “spaesamenti”, scelte inadeguate e sconoscenze, uno dei modi per “ricondurre a casa” i lettori è “tornare” a scrivere, tornare a praticare la Memoria. Il tema e l’argomento stavolta non è propriamente una scelta a piacere, bensì tratta le vicende di un Paesaggio che, per le bellezze naturalistiche, le testimonianze archeologiche, le rarità vegetali e faunistiche e le produzioni agricole, debba rimanere dignitosamente incontaminato: l’Agro Leontino e il Biviere di Lentini.

Mito o leggenda..

del Lago di Eracle, lacus Herculeus, parla Diodoro Siculo: l’origine che Eracle “il siculo-fenicio” avrebbe lasciato in Lentini “segni immortali” della sua presenza, sino alla dedica di un toponimo importante qual è il Lago, prima della colonizzazione greca, secondo il computo genealogico (tesi sostenute dagli studiosi T.Fazzello, G.Columba, Casagrande-Orsini e G.Bonfiglio).

L’incanto del mito si protrae seguendo le cronache della prima diga artificiale (pantanum salsum), costruita dai cavalieri Templari e dai monaci Cistercensi, sin dai voleri di Federico II, allo scopo di raccogliere le acque e di sfruttare le quote per una proliferante pesca, oltre le pratiche della falconeria: De arte venandi cum avibus.

Altro documento che conferma queste fonti è un brano della lettera di Sarpi del 1240 al Plancatore nella quale l’imperatore approva i provvedimenti di rigore adottati dal suo “Secreto” contro un tale che, avendo avuto in cabella il vivarium, il flumen e il piverium di Lentini, non aveva versato alla Curia la somma d’affitto.

E’ durante il periodo arabo che il nome mutò in Veverè [ حضانة ] vivaio di pesci e quindi, Biviere: grande l’importanza per la pescosità delle sue acque.
All’esistenza del Lago nell’antichità, alludono molti elementi-emblemi, anche della numismatica greco-romana di Lentini. Tutte le tracce vanno a convogliarsi in un’unica riflessione, dato che di “specchio” d’acqua si tratta: l’importanza immemore e il prezioso ruolo che ha assunto nel tempo il Lago, i suoi abitanti e la sua causa-effetto.


La terminologia lacustre..

..in Sicilia ebbe la sua prima indagine proprio al Biviere di Lentini, come suggeriscono i risultati pubblicati agli Atti del I Convegno Nazionale dell’Atlante Linguistico dei Laghi d’Italia (ALLI) e le relazioni dei docenti A.G. Mocciaro e S.C. Trovato dell’Università degli Studi di Perugia (1984). L’inchiesta fu effettuata per una preziosa registrazione della terminologia dialettale specifica del lago e dei campi limitrofi, in virtù di un confronto con una decina di laghi e aree umidi della Sicilia.

Secondo queste indagini, per quanto concerne l’avifauna dell’invaso leontino, il censimento si rivelò assai produttivo per finalità di studi e ricerche: il Pendolino, l’Oca selvatica, il Re di Quaglie, il “Combattente“, la Pittima, il Beccaccino, il Germano Reale, il Faggiano, il Pollo Sultano, la Folaga, la Gallinella d’acqua, l’Airone cinerino, l’Airone bianco, il Piviere dorato, il Cormorano, il Marangone, il Falco di palude, la garzetta, la Moretta grigia, il Tarabusino ed altre specie, furono censite per redigere una documentazione utile ad avvisare un processo ed un’immediata attuazione di Tutela.

A ridosso della diga, posta sul lato orientale del Biviere di Lentini, era costruito un piccolo porto, esattamente in prossimità dell’emissario, l’antico fiume Terias, oggi San Leonardo.

La morte di Armicci.

Sempre in questa area erano situate le attrezzature necessarie alla piscicoltura. Poiché, durante il regime di piena, era necessario aprire le paratoie della diga per dare sfogo alle acque: si trovava qui la “camera della morte”, ovvero vasche per la cattura delle anguille ed altri pesci. Il canale, che collegava il Biviere col fiume San Leonardo, era parte di un sistema di canali e camere per la pesca dette “della morte”, di cui una detta in dialetto “mott’i l’Armiggi” ovvero “Morte di Armicci” che si trovava presso la contrada e sull’emissario omonimo, come riportato dalla Carta Topografica del Bevajo di Lentini (1831).

Oggi per parafrasare una destinazione d’uso di questo genere, associata al toponimo della contrada, non serve grande fantasia: Morte e Armicci, mai prima d’ora sono stati due appellativi così vicini; la prima come conseguenza o “causa estrema”, la seconda quale riferimento topografico.
Una pubblicazione della Cavallotto Edizioni del 2013, illustrata magistralmente da Roberto De Pietro, dal titolo Un Paradiso Siciliano Ritrovato riporta testualmente:

Coloro che si oppongono alla tutela dei laghi-pantani di Lentini e di Gelsari, sebbene spinti da motivazioni diverse da quelle emerse all’epoca per Vendicari, fanno ricorso ad argomentazioni che già apparivano arretrate ai tempi in cui era aperto il dibattito se tutelare o meno quegli ambienti e che oggi sono ancor più incomprensibili perché ignorano i progressi culturali e normativi compiuti negli ultimi decenni in merito alla conservazione delle zone umide.

Eppure questo 2017, dopo un iter aggrovigliato di lettere, opposizioni locali e permessi regionali durato circa tre anni, sta capitolando una Discarica per Rifiuti Speciali “non pericolosi” in contrada Armicci, autografata dal Governo Crocetta e dalla Pastorino srl.

Lasciata a se stessa la natura potrebbe raggiunge forme di Bellezza ineguagliabili, eppure….
Il sud est siciliano è il riassunto più felice del Mediterraneo, eppure, negli ultimi secoli l’insistenza scellerata dell’uomo sta profondamente segnando modifiche incontrovertibili al Paesaggio.

Un frammento dal Reportage Istituto Luce – “La bonifica del Lago di Lentini”

Un’altra descrizione che lascia trasparire lo splendore del lago è quella fornita da La Rosa Libertini (1882):

Il lago mi sorprese con i suoi stupendi riflessi argentini, colle sue glauche e tranquille onde, coi suoi litorali ornati, o meglio frastagliati capricciosamente di giunchi, canne palustri, ed altre piante acquatiche che coi fiori della Ninfea fanno del lago un campo di fiori; mentre le canne palustri formano dei boschetti tanto utili nella estiva stagione fornendo materiale da ardere.

Perfino nei dossier dell’Istituto Luce (foto) del 1935, realizzato per esaltare i lavori di bonifica idraulica del Lago, si ammetteva che il Biviere di Lentini esercitasse un certo “effetto pittoresco“.

Circa la quantità e densità di specie di uccelli che il Biviere di Lentini ospita tutt’oggi, determinandone scambi con le vicine aree paludose, ecco una cronaca di Vivant Demon (1788):

A tre miglia da Lentini, c’è un immenso lago, chiamato Bivieri, o lago di Lentini. […] La selvaggina è così abbondante ed anche così varia che ogni mese vi porta delle nuove specie […]. All’inizio dell’inverno, al momento delle migrazioni, potrebbe essere uno dei soggiorni ideali per uno studioso che volesse completare un gabinetto di storia naturale di uccelli di fiume, Vi ho visto l’uccello cardinale che non si conta neanche più nel numero di uccelli d’Europa.

Oggi, se dovesse sorgere un’ulteriore discarica in quel fazzoletto di Z.P.S. ITA070029, con che occhi dovremmo spiegare ai nostri figli l’ennesimo “sfregio” al paesaggio? Qualcuno ha spiegato ai nostri amministratori che la cava dismessa in contrada Armicci è tutt’oggi “una ferita” da colmare quando, da scrittore profano -rappresentando un’associazione che si occupa di tutela del patrimonio- credo sia una ferita dover giustificare negli anni ai cittadini, studiosi e viaggiatori perché sorge una discarica a pochi passi da un villaggio dell’età del bronzo, così come dai privati coltivatori diretti dell’arancia rossa e, tutt’al più, ad una manciata di centinaia di metri dall’argine nord-est del Biviere.

Presenza del “Pollo Sultano” detto Porphyrio Porphyrio, della famiglia dei Rallus acquaticus, al Biviere di Lentini 12/2016

Nella nostra storia, abbiamo smesso di credere a cose indeterminate e misteriche come il fato, il destino, la buona sorte e mille altri antidoti alle nostre paure profonde, personali e collettive; abbiamo anche smesso di pregare, adorare, idolatrare, mitizzare, simboleggiare. Che fine hanno fatto le nostre paure profonde? E come le esorcizziamo? Conseguenza di questo ‘illuminismo’ di ritorno è la diffusa necessità di certezze rassicuranti sulle questioni sociali e scelte personali di vita. Gli stati d’animo son diventati malattie da curare e perfino la morte è oramai una malattia. Non c’è più nulla al di là del bene e del male, eppure la Natura tutta è al di là del bene e del male. Il dualismo è la nostra prigione, gli opposti si fronteggiano e la nevrosi è dunque la norma che ci siamo scelti.

Carlowski

Precedenti storici e temporalità.

Il tempo non è più un “eterno ritorno” ma introduce una configurazione del senso, specie se si tratta di Territorio e Comunità.
Non sempre il passato è da intendersi come entità del male, quindi il presente come occasione di redenzione, mentre il futuro.. progresso, “salvezza”.
La visione caratterizzata da un futuro sempre ottimista, ha permeato la nostra cultura, traducendola “a cannocchiale prospettico” come un’infinita tolleranza.
La nostra attualità oggi, ha il compito di spezzare le tolleranze, motivando scelte ragionate sulla Tutela.

 

Per concludere, dall’Opera dell’avvocato Francesco Di Paola Avolio in Delle Leggi Siciliane Intorno alla Pesca – Palermo 1805, a pagina 207 “il buon senso trionfò sull’errore e le leggi della Fisica valsero su le opinioni” (!).

Il virtuoso uomo Giuseppe Leonardi, sostenne alla Deputazione di Palermo che la reintroduzione di alcune specie di pesci non veniva praticata da due lustri, osservandosi, che vi si trovavano comunque maggior quantità di pesci; essendo le acque del Biviere di Lentini e dei vicini Pantani, non infettive, “per essere al mare vicino, e dal mare passano ad istazionare ivi per occulte vie”.

La peschiera però, che apporta massimo vantaggio quasi a tutto il Regno, è il grandissimo vivajo di Lentini, volgarmente nominato il Beviero.

Esistono due possibilità di coscienza: una rigida, e una dotata di un atteggiamento paradossale […] la Storia e le trappole che intreccia nel tempo, è ricca di paradossi.

Chi non ritiene che la conoscenza debba convertirsi in un obbligo morale, diviene preda del principio di potenza, e ciò produce effetti dannosi, rovinosi non solo per gli altri, ma anche per sé stessi. Grande deve essere la responsabilità umana verso le immagini della Memoria, dalle quali è imprescindibile obbligarne Tutela.