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Capitale Europea della Cultura 2019: non c'è posto per le siciliane • Luoghi Pensanti

Capitale Europea della Cultura 2019: non c’è posto per le siciliane

Siracusa 2019Il merito è importante, ci mancherebbe. Anche noi siciliani ne conveniamo. La storia battezza la Sicilia come uno dei paesaggi più belli e con la formula più culturale e meno industriale che potesse trovare: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale affinché ognuno abbia quanto gli è necessario e dia quanto può e vuole.

Valutare attività umana e patrimonio culturale sposate in un’ambiziosa [folle? audace?] autocandidatura fin dal primo giorno non è stato facile. Essenziale è stato misurarsi in un processo formativo, “democratico”, culturale – significando in ultima istanza essere giudicati, esser criticati e prendere posizione. Ipotizzo in altre circostanze avremmo potuto sancire un merito più consono alle nostre capacità. Per fortuna, nel caso di Palermo e Siracusa c’è anche chi ha provveduto a non sperperare l’opportunità del Progetto, rilanciando con una proposta ancora più ambiziosa. Le nostre cittadine candidate ed il loro hinterland sono state, per secoli, le vere mete ambite del Mediterraneo, che è un bacino geografico storicamente e culturalmente più antico e più nobile della Unione Europea [degli usurai].

Palermo 2019L’appello e l’auspicio è che queste città si mettino in condizione di lavorare comunque in questa direzione, a prescindere dai finanziamenti comunitari, anzi, ritornando ad essere un centro unicum nel Mediterraneo, centro di dialogo tra le culture che si mescolano, contagio prospero tra differenze. Valutazione e meritocrazia a volte possono essere un esempio di quei concetti di plastica propri di una cultura allo sbando, che garantiscono il consenso perché “dicono” una cosa ma ne “fanno” un’altra.  Pur essendo inevitabile allargare il ragionamento al perchè altre grandi città vadino avanti nella selezione, non potevamo che prendere le mosse da quanto avvenuto in Sicilia. Da una parte e dall’altra della decisione: non è escluso che presto, con metodi simili – come in parte già è avvenuto e come abbiamo raccontato – altre città dovranno “meritarsi” la promozione, gli assessori, lo staff e i dirigenti i finanziamenti necessari al funzionamento della propria candidatura. Decida il lettore se si tratti di un piano intenzionale finalizzato a produrre ignoranza e a mantenere le divisioni, in termini di opportunità, che dividono i “ricchi” dai “poveri”.  Alla cultura, all’ambiente, devono unirsi nuove capacità e nuovi talenti; andare avanti non è più un’opportunità, dev’essere una condizione.

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