Solo nel momento felice del Viaggio, Pensare ha un Luogo

Dalì in WonderLand • Luoghi Pensanti

Dalì in WonderLand

Un viaggio verso i luoghi dell’ inconscio

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Bernard Shaw scrisse: “Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima”.

La Pittura rappresenta un continuo mascherarsi, come in un teatro, può farti essere chi vuoi, trasformarti nel personaggio che desideri per poter esprimere attraverso di essa i lati più intimi dell’Essere.

Salvador Dalì lo sa bene, la sua arte nasce fondamentalmente dalla sua voglia di esiliarsi dal reale, per rifugiarsi in un mondo “altro” in cui può essere il protagonista assoluto di quel mondo e proiettarvi al suo interno tutte le sue straordinarie immaginazioni. Si possono raggiungere LUOGHI fantastici, appunto Sub-Reali, SURREALI.

Freud disse: “non ho mai visto un fanatico così”;  [fa-nà-ti-co],  esaltato violentemente da passioni o da sensazioni incontrollabili, per accedere ai contenuti inconsci della psiche.

Salvador Dalì fece proprie le tematiche esposte dal movimento surrealista, in cui amore, follia e libertà diventano i pilastri portanti di un nuovo modo di rappresentare gli stati d’animo più intimi e profondi.

L’amore inteso come fulcro della vita, il sogno e la follia tendono a  superare la razionalità e la liberazione, pone l’individuo a svincolarsi dalle convenzioni sociali a cui è sottoposto.

Tutto viene creato e plasmato secondo quello che viene definito automatismo psichico, in cui si trasferisce in maniera automatica una serie  di informazioni, senza la mediazione della ragione, un nuovo metodo che privilegia  l’attività onirica e che esclude il controllo della ragione.

Il sogno dunque, può farci raggiungere mete mai esplorate prima e allo stesso tempo può condurci in luoghi già conosciuti in cui tutto sembra conformato ai nostri bisogni, mondi fantastici, colorati e allegramente bizzarri, ma che possono a volte terrificarci, provocando allucinazioni e alterazioni psichiche. Sognando si viaggia, si percorrono binari che insolitamente conducono nei meandri dell’inconscio, in cui è possibile esplorare pensieri, emozioni, istinti, rappresentazioni e modelli comportamentali, di cui spesso non siamo consapevoli.

È proprio il sogno, che riuscì a trasportare Alice in un mondo sconosciuto, fatto di paradossi, di assurdità, un luogo nel quale entra spinta dalla curiosità,  in cui ella stessa, per volere dell’autore, dice:

“ se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe ASSURDO, niente sarebbe com’è perchè tutto sarebbe come non è e viceversa”.

Paradossi, alterazioni, allucinazioni e straordinaria esuberanza, sono questi gli ingredienti giusti scelti dallo scrittore Lewis Carroll, il quale pubblicò per la prima volta questo racconto nel 1865.

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Alice, illustrazione di John Tenniel.

Uno stato confusionario avvolge la giovane Alice che affronta il viaggio varcando la porta di questo mondo immaginario, delle meraviglie, un viaggio del tutto nuovo, strano, straordinario e inatteso che ebbe inizio dall’invito di un estroverso coniglio con il panciotto e l’orologio, il quale subito suscitò in Alice una forte spinta di curiosità che la portò ad avviarsi in quello che sarà un percorso esilarante, fatto di tanti incontri con personaggi bizzarri.

Varcare continuamente il confine, tra reale e irreale, tra sogno e realtà, Alice stenta a riconoscersi:

“ io a questo punto quasi non lo so più signore. O meglio, so chi ero quando mi sono alzata stamane, ma da allora credo di essere stata cambiata parecchie volte!”.

Alterazioni della realtà che portano alla “crisi dell’io”; capace di suscitare nei personaggi angoscia e solitudine ma che allo stesso tempo permette di vivere una vita “outsider” fuori dal confine, dalle regole, dai pregiudizi, in cui puoi essere ciò che sei.

Alice sogna, vive, gioca, si spaventa, piange e si rialza, affronta determinata la fine del viaggio, lo stesso viaggio illusorio che conosce bene Salvador Dalì, che vedeva nell’immagine non la rappresentazione della realtà, ma la rivelazione di tutto ciò che sfugge al mondo della ragione, permettendo di parlare della realtà interiore dell’uomo, la parte più intima e gelosamente custodita.

Salvador Dalì fu  particolarmente attratto dal racconto di Lewis Carroll, il quale si immedesimo perfettamente nei panni della giovane Alice, realizzando nel 1969 insieme alla casa editrice statunitense Random House, dodici litografie riepilogando graficamente i dodici capitoli del racconto.

copertina alice

collage alice

Osservando le litografie firmate Dalì, possiamo notare una coerenza con lo svolgersi della trama nel testo letterario:

Capitolo 1 — Nella tana del coniglio

Capitolo 2 — Un lago di Lacrime

Capitolo 3 — Una corsa elettorale e una lunga storia

Capitolo 4 — Il coniglio presenta un conticino

Capitolo 5 — I Consigli di un Bruco

Capitolo 6 — Porco e pepe

Capitolo 7 — Un tè di matti

Capitolo 8 — La partita a croquet della Regina

Capitolo 9 — La Storia della Finta Tartaruga

Capitolo 10 — La Quadriglia delle Aragoste

Capitolo 11 — Chi ha rubato le paste?

Capitolo 12 — La deposizione di Alice

La vivacità cromatica, la forza espressiva del tratto e l’esuberanza decorativa si presentano ad ogni illustrazione, in cui Alice la fa da padrona, è sempre presente infatti, pronta a saltare con la sua corda che mai riusciamo a vedere rivolta verso il basso, piuttosto alice è sempre ritratta nel momento in cui la corda si eleva verso l’alto, pronta a formare un cerchio, il cerchio della vita e della sua ciclicità, simbolo dello scorrere inesorabile del tempo. In alcune illustrazioni l’ombra di Alice si proietta in modo molto esteso, quasi a voler varcare quel famoso “confine” tra logico e illogico, sogno o realtà, vita o morte.

Nella settima illustrazione, “Un tè di matti” è evidente uno degli emblemi dell’arte paranoico-critica di Salvador Dalì, l’orologio, una vera ossessione per il maestro. Dalì dipinge l’orologio sul punto di sciogliersi, non è un’immagine nuova, il flusso del tempo può essere colto in una delle sue opere più celebri: “La Persistenza della Memoria” in cui egli rappresenta il deteriorarsi del tempo deformando gli orologi dallo sguardo delirante di un sogno, come quella tonda forma di Camembert, che nello sciogliersi ispirò il maestro all’intuizione del “molle”, in cui tutto può consumarsi e sottoporsi all’inevitabile scorrere del tempo.

Dalí invita l’osservatore a valutare la dimensione del tempo e della memoria, con lo scopo di riconsiderare attentamente la possibilità di intraprendere il viaggio verso il “nostro paese delle meraviglie”, per immaginare il mondo che vorremmo, lasciarci andare ai nostri lati onirici e deliranti, insomma, oltrepassare il “confine”.