Solo nel momento felice del Viaggio, Pensare ha un Luogo

Giuseppe Leone, artista de L'Isola del Pensiero • Luoghi Pensanti

Giuseppe Leone, artista de L’Isola del Pensiero

Nelle vene dei grandi siciliani scorre un richiamo risonante alla loro radice

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La presentazione del suo nuovo testo illustrato, presso la Biblioteca Civica “Riccardo da Lentini”, ha certamente lasciato l’impronta, il Segno.. già, perchè di segni viviamo; la filosofia considera il segno in quanto concetto: la parola “Bellezza”, ad esempio, è simbolo di qualcosa che non coincide con il suo suono.

Se gli antichi scrutavano il volo degli uccelli o il fegato di animali sacrificati per scoprire in essi traccia del volere degli dei, Giuseppe Leone scruta gli autori, discendendone l’immagine e il pensiero. Nella tradizione logico-linguistica, si considera il segno come parola/testo e in quelle dell’autore non manca l’avvicendamento del parlare per immagini.

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Leggendo scoprii che la Sicilia era vastamente decantata già in età classica, sin dal VI secolo da Tucidide a Virgilio, e che Pindaro, parlando di Agrigento, così descrive nella pitica XII: “La più bella città dei mortali”; chi invece, come il poeta arabo ‘Abd al-Jabbār ibn Hamdīs, dovette abbandonare la Sicilia per un lontano esilio e versò ingente lacrime per la sua patria perduta.

Leone – ci narra Angelo Grimaldi [curatore della presentazione] – è figlio del suo tempo e con la massima coerenza lo restituisce a noi nei modi e nei tempi cui è abituato. Quelli analogici con cui è nato e ai quali resta fermamente legato, con la sua sempre puntuale contestualizzazione, elemento indispensabile per il collocamento storico.

Andando indietro con la mente ricordo che, all’età di sette anni, provai un’inspiegabile magnetismo verso un antico scrittoio di famiglia, passato da padre in figlio, colmo di scartoffie in anarchica collocazione, ove sedevo e mi dilettavo con il calamaio e un mappamondo, a forma di piccola arancia, posto su un piedistallo. Avevo una ben poca cognizione geografica, il mio mondo era focalizzato sul quartiere che pullulava di gente e maestranze che non potrò mai dimenticare.

Il libro di Leone – dice il critico Pappalardo – rappresenta la memoria da conservare e il desiderio di raccontare. L’autore fa parte di quella cultura siciliana che frequentava ed è anch’egli un protagonista, così come Sciascia, Consolo e Bufalino. Anzi è stato proprio lui a provocare gli interventi di que-sti scrittori sulla fotografia.

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Lo splendido lavoro di Giuseppe LeoneL’Isola del Pensiero“, come suoi altri lavori, sembra avere origine da una irrefrenabile esigenza di dare voce, da un bisogno immediato e dirompente di mostrare oltre ogni umana comprensione su di un triangolo, il tempo che attraversa l’anima di una terra.
Le 82 fotografie del testo offrono al lettore un percorso di rieducazione alla visione e al sapere. Un viaggio nella realtà e nel tempo, senza mai veramente spostarsi fisicamente. Non a caso il luogo prescelto per questo cammino è la Sicilia, luogo insulare e immor(t)ale.

Gli scatti coprono un periodo di tempo che va da 1967 fino a oggi e ripercorrono mo-menti significativi della storia dell’isola. Il fotografo ragusano ha esordito illustrando un libro di Antonino Uccello ed ha mostrato materiali tra reportage, paesaggio e architettura fotografata nel cambiamento delle città, che cancellavano la lunga tradizione contadina e popolare. Una sera di inizio 2016 condita dagli sguardi attenti dei soci e dei simpatizzanti del club fotografico leontino de “I Lestrigoni”.

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Photo Francesco Castro

Le voci echeggianti nella foresta isola fitta di contraddizioni tornano ad essere illuminate dalla luce della sapienza e dell’intuito di Giuseppe Leone, facendo della Sicilia un teatro che in ognuno torna e diventa luogo della memoria.

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