Solo nel momento felice del Viaggio, Pensare ha un Luogo

Hellenic Dream • Luoghi Pensanti

Hellenic Dream

Oracolo Grecia: nascere per (ri)tornare

Ci portiamo la Grecia in testa, soprattutto perché siamo figli di questa civiltà
Salvatore Settis

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Per un siciliano poi non dev’esser così difficile, la geografia immaginale abita la Grecia “psichica”. Ce la portiamo dentro, nell’inconscio, fino a desiderarla, quasi come “nostalgia da casa”.

I critici contemporanei o gli stessi operatori turistici non hanno così torto quando vedono il ritorno alla Grecia come un regressivo “desiderio di morte”, come una fuga dai conflitti contemporanei nelle mitologie e nelle speculazioni di un mondo fantastico. Muore il molliccio chiacchiericcio di piazza, lasciando spazio alle emozioni.

Sappiamo bene che “guardar indietro” rende possibile andare avanti, perché il guardare indietro ravviva la fantasia dell’archetipo del fanciullo che è in noi,  il quale è sia il momento dell’inerme debolezza sia il dischiudersi futuro.

E’ il sogno rivelatore dei Luoghi Pensanti, la terra ellenica, un vero logos dell’anima. Un viaggio che già qui, senza chissà pretese immaginiamo a più mani. Spettatori di recenti scenari ci piace  anche ricordare quanto il nome Europa appartenga aprioristicamente alla mitologia greca e proviene dal greco antico Ευρώπη. Il significato di questo nome potrebbe derivare da ‘eu-rope’, ben irrigata; oppure dall’unione eurus “ampio” eops “occhio”, con significato di ampio sguardo.

Questa interpretazione era anche un appellativo dato alla luna piena, associata presso diversi popoli antichi alla divinità primordiale conosciuta come Grande Madre. Dunque è la Grecia, madre d’Europa?

Quale promessa migliore del guardare all’Europa e alla Grecia con “occhi aperti” e con “ampio sguardo”. Che sia un futuro immediato piuttosto che atteso, quando il desiderio dominante di voler viaggiare tiene assieme un periodo della Cultura, la coscienza regredisce in contenitori più antichi, cercando fonti di sopravvivenza che offrano anche fonti di rinascita.

echoes of timeless words

echoes of timeless words

     Le isole, per esempio, conservano indenne tracce di ogni epoca: il luogo migliore per comprendere la Grecia. Sarà pure il momento peggiore che il Paese vive dal 1975 ma parlare da burocrati ci renderebbe cinici; lì c’è altro, monumenti unici al mondo per rilevanza archeologica, bellezze paesaggistiche, varietà paesaggistiche e spiagge “parlanti”.
La Macedonia orientale e la Tracia, basta a nominarle per aprire già un capitolo in cui perdersi e saziarsi con un sospiro.

L’emozione dei contrasti, Creta e Corfù: resti della civiltà minoica, le tracce del passaggio dei veneziani e poi l’Impero Ottomano. Parallelismi con la nostra Isola “a tre punte”, dove persino la gente non è la stessa dappertutto, c’è chi vive sul mare e chi abita l’entroterra: altri uomini, altre dimore, altre eredità.

A Delfi si manifesta la vocazione dei Greci per la conoscenza:

sapiente non è il ricco di esperienza, chi eccelle in abilità tecnica, in destrezza, in espedienti, come lo è invece per l’età omerica. Sapiente è chi getta luce nell’oscurità, chi scioglie i nodi, chi manifesta l’ignoto, chi precisa l’incerto.

Per questa civiltà arcaica la conoscenza dell’uomo e del mondo appartiene alla sapienza.
La città dell’oracolo conserva Apollo, il suo culto è una celebrazione della sapienza. Ma il fatto che Delfi sia un’immagine unificante, un’abbreviazione della Grecia stessa, indica qualcosa di più, ossia che la conoscenza fu, per i Greci, il massimo valore della vita. Altri popoli conobbero, esaltarono la divinazione, ma nessun popolo, la innalzò a simbolo decisivo, per cui, nel grado più alto, la potenza si esprime in conoscenza, come ciò accadde presso i Greci.

Di qui il carattere esteriore dell’oracolo: l’ambiguità, l’oscurità, l’allusività ardua da decifrare, l’incertezza. Il dio dunque conosce l’avvenire, lo manifesta all’uomo, ma sembra non volere che l’uomo comprenda. C’è un elemento di malvagità, di crudeltà nell’immagine d’Apollo, che si riflette nella comunicazione della sapienza

Grecia è accettare un destino incerto, emblema lo è il suo fulcro, Atene capitale, non città-monumento: l’area archeologica è un’oasi nella “schizofrenia” dell’architettura urbana, caotico mescolarsi, fascino etnico. Aspettare il viaggio è cercare in essa la gloria del passato, la perfezione, la bellezza formale e la lucidità dello spirito.