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Il clientelismo del Mezzogiorno d'Italia • Luoghi Pensanti

Il clientelismo del Mezzogiorno d’Italia

“Come è possibile che tanti uomini sopportino un tiranno che non ha forza se non quella che essi gli danno. Da dove prenderebbe i tanti occhi con cui vi spia se voi non glieli forniste? Siete risoluti a non servire più, ed eccovi liberi”. Étienne de La Boétie (1530 – 1563) – Discorso sulla servitù volontaria.

 Il clientelismo del Mezzogiorno d’Italia affonda le sue radici nel feudalesimo, quando “i sudditi” erano proprietà del signore di turno e non avevano una loro identità. Le cose da allora sono cambiate solo in superficie perché il cittadino è ancora un servo della gleba, una persona che per esistere e per trovare il suo posto nel mondo ha bisogno del politico di turno che qui è una sorta di signorotto, un feudatario vero e proprio! Per cambiare le cose in questo pezzo d’Italia, è indispensabile sradicare questa forma mentis collettiva. Direte: facile a dirsi, difficile a farsi. E purtroppo questo proverbio, che io odio, trova conferma nei fatti. Soprattutto perché chi dovrebbe cambiare le cose (la scuola e la famiglia) non solo se ne lava le mani ma con il suo modo di fare potenzia ancor di più questo tipo di mentalità. Basti pensare, che – come ho scritto più volte – proprio a scuola la raccomandazione e il clientelismo trovano terreno fertile in professori che accettano compromessi e in dirigenti scolastici incompetenti che, con la loro smania di dare il sei a tutti e di agevolare i figli di Tizio, Caio e Sempronio, scoraggiano gli studenti più meritevoli, infondendo in loro il concetto che studiare non serve e che solo i raccomandati vanno avanti. In realtà le cose potrebbero essere diverse se solo ognuno di noi nel suo piccolo facesse un profondo lavoro su se stesso, capendo così che ogni persona conserva in sé delle grandi potenzialità che ha il dovere e il diritto di mettere a disposizione della società. Partiamo, quindi, dal nostro piccolo senza critiche, con una grande voglia di fare e con la consapevolezza che il cammino potrebbe essere anche molto tortuoso.  Agire, l’unico atto dovuto.