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Il Sarcofago di Adelfia si racconta al "Paolo Orsi" di Siracusa • Luoghi Pensanti

Il Sarcofago di Adelfia si racconta al “Paolo Orsi” di Siracusa

Dalla loquace preistoria al pensare greco: sulla via della moralizzazione delle divinità classiche sino al periodo della Rotonda di Adelfia 

Sarcofago di Adelfia

Sarcofago di Adelfia

La riapertura del Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi del 24 Aprile 2014, nel proprio progetto di ampliamento di offerta culturale con la sala dedicata alla Rotonda di Adelfia [inaugurata lo scorso 17 Maggio], è stato un momento particolarmente sentito per il territorio del sudest siciliano, suscitando liete motivazioni anche in ambito nazionale.Lo è stato per almeno due ottimi motivi: il primo è legato alla riapertura con accessibilità dei due piani, complessivamente per 12000 mq destinati all’esposizione delle collezioni con le migliori testimonianze dei siti archeologici della Sicilia orientale e centrale; il secondo motivo è la possibilità di nuova vita per il Museo Archeologico,  inaugurato nel 1988 ed intitolato al noto archeologo Paolo Orsi (1859-1935), che da breve tempo ospita una nuova sala contestualizzata con il Sarcofago di Adelfia, ricostruzione all’interno dello spazio museale prescelto, che intenzionalmente ricorda la forma sub circolare della Rotonda, le suggestive atmosfere dell’antica cata cumbas  di San Giovanni.
Il sarcofago “eventuato” è opera di officina romana, posta cronologicamente in tarda età costantiniana o, meglio dire, nel secondo venticinquennio del IV secolo, presenta sulla cassa ben tredici scene del Vecchio e Nuovo testamento, con i personaggi che si dispongono l’uno accanto all’altro a formare un unico fregio. Sofisticate indagini portano a riflettere che l’adorazione e la lettura del fregio unico venisse considerata significativa in sé. Dal modo in cui si confondono le scene del testamento vecchio e nuovo può trasparire la volontà dello scultore di narrare un unico avvenimento, certo artisticamente si può affarmare che esso appartiene ad un periodo successivo alla Pace della Chiesa del 313.

Esemplare Kouros da Leontinoi, colonia calcidese del 729 a.C.

Esemplare Kouros da Leontinoi, colonia calcidese del 729 a.C.

Un museo che va visto con nuovi occhi; racconta, conserva e rilancia al nostro interesse gli aspetti più vari di quello che la Magna Grecia è stata e, dunque, oggi testimonia. In una felice concomitanza, dopo una attesa di trentaquattro anni di auspicata collocazione, il Museo apre il settore intitolato alla Rotonda di Adelfia ed alle altre testimonianze archeologiche rinvenute nelle vicine Catacombe.

Un Museo racconta il territorio, in modo più evidente attraverso pittura, scultura e arti minori in genere, è il luogo in cui si fa esperienza di un viaggio che rivela usi e costumi. Vite di popoli quali i sicelioti, i calcidesi, i megaresi, i corinzi; i romani. Scenografiche esposizioni delle urne cinerarie delle necropoli urbane di III-II sec. a.C., ricche collezione di antiche monete della sala numismatica.
Ritrovarsi è mettere in gioco le proprie emozioni, capire a cosa serviva anche il più piccolo manufatto presente. L’Anima è bipolare, ora negativa ora positiva, ora giovane ora vecchia, ora madre ora fanciulla, è da cogliere al momento.
La Memoria torna a farsi presente.

Una enorme quantità di dati e documenti che, assieme ad altre testimonianze, qual è il Priapo, di ritorno dalla trasferta al Paul Getty Museum di Los Angeles e poi al Cleveland Museum of Art in Usa, tornano a splendere in Sicilia.

Dott.ssa Lamagna - Dott.ssa Ciurcina / inaugurazione sala Rotonda di Adelfia

Dott.ssa Lamagna – Dott.ssa Ciurcina / inaugurazione sala Rotonda di Adelfia

La Notte dei Musei 2014, è stata l’occasione per inaugurare i ritrovamenti dell’archeologo Cavallari (1872) presso la Rotonda di Adelfia. Un’inaugurazione che ha giovato all’avvio delle Rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa con l’ I N D A, quest’anno festeggiata per il centenario. Un’offerta culturale in virtù del fatto nonostante si è consapevoli di trovarsi in un periodo di difficoltà socio-culturale ed economica non mancano a crearsi situazioni da cui poter esaltare il pregio della memoria storica locale.

Arriva sempre il momento in cui qualcuno ti chiede da dove vieni. Vivere il Paolo Orsi è capire; in Italia oggi si parla di Memoria solo per raccontarne distruzione e imminenti rovine, o per usarla come sfondo romantico e innocente di storie che poco la riguardano. Interrogando le testimonianze lungo le sale si giungerà a cogliere l’essenza della Memoria, persino dei Luoghi, intuendo l’indole di ogni sito. Avviene anche qui, quando si è indotti a ricordare il passato. Ma il passato non si può estrapolare, è fatto di strati, e spesso è solo l’ultima manifestazione di un processo di mutamento. Non è piatto, è come un pozzo. Non si può salvare e proteggere solo uno strato.

La rilevanza dell’impatto di questi eventi fa essere un fenomeno plurale, eterogeneo, perché numerose sono le forme di testimonianze nelle sale che fanno del Museo Regionale di Siracusa un tempio in cui periodicamente tornare.

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