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Kaos: conversazioni in Sicilia e ferrovie storico - letterarie • Luoghi Pensanti

Kaos: conversazioni in Sicilia e ferrovie storico – letterarie

In principio era il Kaos. Poi l’ordine: Catania – Porto Empedocle! IMG_4256

Quella di Ferrovie Kaos e Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane è stata una traversata dal sapore nuovo, inedito e retrò, a dire il vero, ideale al pensiero della lentezza in Sicilia, intesa come qualità di vita. Era il 9 novembre quando il patron Pietro Fattori, 34 anni, non proveniente da un master americano ma da un’encomiabile gavetta, ci ha ospitato nella carrozza numero due.

Ordinati i passeggeri ed evaporate le attese, tra il primo sole e la compressa aria che sfiatava dai freni del motore D345, si apriva un viaggio su Binari senza Tempo che qui non vi risparmieremo. Guardando divertiti le espressioni perplesse e stupite, i paesaggi colpiti dai raggi, arrivammo alle presentazioni poco dopo la partenza. Rimasi senza parole con Luca, tredici mesi di dolcezza, piccolo viaggiatore in famiglia. Sono questi i rapporti umani che permettono di smussare alcuni angoli del nostro apparire. Ogni aspetto di buon cuore può tramutarsi in destino nel far cose che non avremmo mai creduto rientrassero nelle nostre capacità. Ancora non potevamo intuire cosa in questo viaggio si potesse celare oltre il previsto. Una prognosi qualsiasi difficilmente si sarebbe rivelava esatta.

I sogni, gli incontri, le avventure e le disavventure di chi quotidianamente si sposta di città in città per motivi di lavoro e studio, sono stati argomenti di questa carozza. A raccontarceli sono proprio loro, esperienze da pendolari, protagonisti anche scrittori della vivace commedia umana qui rimessa in scena, stavolta per piacere e per piacersi.  Sfogliare gli orari dei treni e perdersi fra le destinazioni, i nomi delle stazioni, specie quelle piccole e sconosciute. Penso con nostalgia ai treni a lunga percorrenza, sopraffatti dagli aerei low cost.

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Pensai, è straordinario quanta gente ci creda! Pur in mezzo a tutte le stranezze che ci capitano girovagando, questa per l’attualità era la meno credibile: la gente ama il treno, ama rammentare luoghi al pulsare del suo battito sui binari; poi passammo proprio davanti ai campi e potemmo anche ammirare i contadini all’opera. Geografie al lavoro secondo traiettorie e territori che ritorneranno ad accogliere, ascoltare  e omaggiare (vogliamo esserne certi). Mentre, racchiusi in ovattate carrozze anni ’30, romanticamente, le vite si raccontavano al viaggiare con lentezza

Cento porte, è il nome di queste carrozze, che prestarono servizio tra il 1928 e gli anni ottanta; quasi come se queste, per volere mitologico, fossero state generose bocche nel raccontare passaggi e vite di passaggio. Trovandoci immersi nel viaggio letterario, in un clima mutato, in un’epoca in cui cambiano le parole chiave e, prima ancora, le visioni, i sistemi di valore, vien da dire che la Sicilia gioca un ruolo radicale, e i percorsi paralleli dell’arte e dell’imprenditoria legata ai trasporti offrono motivi per riflettere. Durante il viaggio è nato un forte affiatamento del gruppo e, tra i dialoghi intercorsi, sono emersi pensieri ricorrenti che diventeranno la chiave per nuove “visioni” delle esperienze che condividiamo. 

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L’inconstante luminosità delle applique, il sussurrare del vento nei cordoni di passaggio (intercomunicazioni) e poi la scoperta di nuove fisionomie parlanti. Chiacchiericcio di luoghi comuni in mezzi insoliti e magici. Il concept curatoriale dell’esperienza. Ad ogni tunnel nuovi paesaggi: la variopinta molteplicità della flora sicula. Buio, Luce: per analogia, la vita, intesa come un viaggio che approda per luoghi eterni. Dalla Caltanissetta di Rosso di San Secondo per Canicattì e Grotte, sorpresi ad esser accolti dal sindaco, in rappresentanza alla fermata per l’evento. Poi Racalmuto, là dove Leonardo Sciascia si lasciò ispirare dalle parole dette, al passaggio del primo treno, da don Camillo Pacataggi nel 1880: 

Nun mi futtinu: dintra ci sù li cavaddi | non me la combinano (rifiutato dal credere che una pentola che bolle potesse muovere altro che il coperchio) dentro possiedo dei cavalli!  

Si riparte. L’accingersi ai Templi di Akragas provoca qualche palpitazione. Dall’8 Agosto non v’era stato treno storico ad attraversare la valle. Ma tutto ciò rimane nascosto agli occhi mondani, che possono percepire soltanto ciò che è transitorio. La sostanza unica che sfugge, invece, è da cogliere in queste mistiche occasioni, dove il brillante Mercurio della natura giace nascosto per sfiorare con mano la memoria (radici). 

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Grigio ardesia è il riflesso dei miei occhi al passaggio a pochi metri dal Tempio di Vulcano. Il tempo di una preghiera veloce, come debitamente svolse Pindaro. Torneremo. Porgersi dalle finestre da cui nessuno si è mai sporto, pensare quello che non si è mai pensato prima. Al porto di Empedocle, là dove al dire di Ulisse abitavano i mangiatori di loto, si è svolto il pranzo: cibo sapiente, anch’esso parlante di mare. Popoli in barca. Prima di lasciare questa città, nel viaggio, capolinea, consiglio di assaggiare alcuni piatti autoctoni: Totani ripieni, Pasta con le Sarde ed Acciughe marinate. Imperdibili. Dialetti, riletti nel cibo. Anche qui, la lingua è una storia seria. Non a caso parliamo della terra natìa di Andrea Camilleri, un modo per ripercorrere i passi del commissario Montalbano.

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Akragas prego te, oh splendida, la piú bella tra le cittá dei mortali

Pindaro

Fascino immutato nel tempo. Meraviglia riconosciuta dall’Unesco nel 1997. Impossibile rimanere indifferenti. La valle dei templi, nuovamente raggiunta, occupa il margine più a sud dell’isola, con la città che ha per nome Akragas. Questa è l’autentica tappa del viaggio, fondata nel 581 a.C., per Rodi e Creta è stata l’opportunità per non rimanere esclusi nel mercato del Mediterraneo. È in questo contesto che fu condivisa una politica di monumentalizzazione della polis. Qui, tra le nobili divinità subentrava Era, protettrice dei matrimoni, a distanza di secoli, non ci esentiamo da una preghiera a lei rivolta, affinchè sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni in  questa terra sia scelta di qualità e consapevolezza, non trascurando riconoscenza per la Memoria.  

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Nessuna modalità migliore di buon augurio se non in un luogo di democrazia per antonomasia. Su una vasta area, i giardini della Kolimbetra. Anticamente un grande bacino che aveva un laborioso sistema idrico in grado di garantire acqua a tutta la polis. Alla luce del tramonto i passeggeri si dissetano delle ultime nozioni date dalla delegazione Fai Agrigento. Eccezionali testimonianze ad alterne fortune, alcune giunte a noi in buono aspetto, nell’insieme brillantemente chiosate.

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Se da una data, quale quella del 2 novembre, dove ricorreva il 140° della Ferrovia di Porto Empedocle, è stata edificata l’idea del percorso itinerante letterario da Ferrovie Kaos, DOC e dello Stato, dunque per proseguire ed ottenere risultati il quando è adesso e la via è questa. Il principio divino come causa prima ed esterna alla sfera del tempo porta alla meticolosa attenzione al benessere dei passeggeri di un viaggio memorabile!