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Le "calende" di Santa Lucia • Luoghi Pensanti

Le “calende” di Santa Lucia

Il Meteo secondo gli Avi

‘Ri Santa Lucia a lu Santu Natali durici jorna ppì cu i sapi cuntari!
Da Santa Lucia al Santo Natale dodici giorni per chi sa contare!

Sapevate che secondo antiche abitudini, prima pagane e poi cristiane, in Sicilia è possibile una volta l’anno anticipare il meteo?
..intendiamo senza l’utilizzo di alcun dispositivo; è possibile prevederne il clima di un intero anno solare
semplicemente contando le calende di Santa Lucia, qui dialettalmente indicate come: “I carànnili ri Santa Lucia”.
123carennuli
In Sicilia, così come in altre regioni meridionali, il popolo contadino preannunciava l’anno che sarebbe stato  interpretando il clima e i rispettivi mesi, con le Calende di Santa Lucia: un antico rito molto diffuso nel mondo contadino secondo cui ogni giorno dal 14 al 25 dicembre rappresentava un mese dell’anno.
In pratica, se il 14 dicembre sarebbe stata una giornata calda e soleggiata il mese di Gennaio dell’anno a seguire avrebbe avuto le stesse condizioni meteo.
Così il 15 dicembre avrebbe indicato il mese di febbraio, il 16 il mese di marzo, così a seguire fino alla giornata di Natale che rappresenta il mese del dicembre dell’anno successivo.
Ma non è tutto, secondo il rito ogni giorno rappresenta un mese, così ogni momento della giornata indica una parte del mese.

Più fruttuosa, ma non meno sospetta, si è dimostrata la ricerca lessicale [vedi S. Rizza, Lemme lemme inventaron le calende] in quanto ci siamo trovati davanti a tre varianti emblematiche:
calendë, che è la forma italiana con la vocale finale evanescente tipica del dialetto;
calennë, in veste prettamente dialettale per l’assimilazione di “nd” in “nn” e la vocale finale evanescente;
calemmë, che è la forma aberrante della seconda, la cui coesistenza non è, però, agevole da interpretare o, meglio, si potrebbe prestare a più di una interpretazione, che qui tralasciamo.
Un conteggio diverso per le “calende” ha avuto luogo storicamente in altre regioni, dove il rito ha avuto per riferimenti dal 26 dicembre al 6 gennaio, cioè fino all’Epifania, altro giorno fatidico del calendario popolare per determinare le condizioni meteo ma poco frequente perchè già subentrato l’anno nuovo.
Questo rito ha rappresentato per migliaia di anni l’unico metodo, ovviamente non scientifico, per prevedere il clima della successiva annata agraria, anche per scansarsene dalle maleaugurate rovine del raccolto. Molto probabilmente la parola cariennili/carennuli deriva dal latino calende [kalendae]. Nel calendario pagano romano le calende erano il primo giorno di ogni mese, mentre le cariennili/carennuli siciliane in un solo giorno riproducono un intero mese (i dodici giorni al centro dell’inverno rivelavano l’intero anno) e non vivevano così diversamente gli antichi popoli mesopotamici, celebrando il zakmuk, la festa delle sorti, cioè la sorte dei dodici mesi seguenti al capodanno babilonese; così gli Ebrei, che avevano il Sukot, la cui edizione spagnola avrebbe dato Capanne e quindi Cabañuelas, ma va detto che secondo Román Pané quest’ultimo termine verrebbe da Caban, terz’ultimo giorno del mese finale usato per un calcolo molto simile alle calende presso i Maya) i Provenzali le Coumtié (i contati, termine che ritroviamo in Calabria).
carannili

Un silos da dodici nicchie [orologio solare?] presso il Castello di Sperlinga