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Pensieri Indecifrabili - Luoghi Pensanti

Pensieri Indecifrabili

Archeologia delle Scritture.

L’antico Mediterraneo non solo scrigno dell’arte oratoria.

Scrittura “Lineare B” tavoletta dal Palazzo di Cnosso (Knossos), Creta, ca. 1400 avanti Cristo.

Il bisogno di esprimere i propri pensieri altrimenti che con la viva voce, deve essere molto vecchio nell’uomo se, fra le scoperte archeologiche, nel tempo sono state trovate anche iscrizioni che risalgono alla media Età della Pietra (Mesolitico).

Dapprima fu una scrittura puramente simbolica, dovettero trascorrere millenni prima che quei segni potessero divenire vere e proprie lettere appartenenti a un alfabeto. Sembra che i Fenici – nove secoli avanti Cristo –  possedessero già una lingua scritta, il cui alfabeto si componeva di ventidue lettere. Da quella fenicia deriva la scrittura greca, che originariamente si svolgeva da destra verso sinistra. La grafia greca venne poi adottata dagli Etruschi e dai Romani, da questi ultimi particolarmente trasformata secondo le esigenze della loro lingua.

Si può quindi affermare che la vera scrittura sorse nell’area del Mediterraneo, a cui si attribuisce tutt’oggi l’appellativo di culla della civiltà. Attraversando le ère, attraverso gli accadimenti ed i sommovimenti geologici che quest’area del globo dovette subire, si avvicendarono le orde primitive, sbocciarono i primi progressi. Le civiltà posteriori seppellirono, ignare, i “documenti” di quelle che le avevano precedute, disperdendoli.

Ma nel corso dei secoli, molte tracce delle primitive popolazioni europee e della loro civiltà, vennero tratte alla luce dal progredito uomo moderno, assetato di una conoscenza quasi frustrante. Furono così – come recentemente – rinvenute delle iscrizioni, incise, excise o dipinte sulle argille o rocce, alla decifrazione delle quali gli archeologi e gli epigrafi da tempo si appassionano mediante studi e comparazioni perché si ha ragione di ritenere che esse (Lineare A – Lineare B ed altre forme arcaiche comunicative) continueranno a fornirci aspetti esemplari e preziosi per rivisitare tratti della vita dei primi abitatori dei nostri Luoghi.

Lato A del Disco di Festo – periodo proto palaziale 1700 a.C. ca. – Museo Archeologico di Herakleion

Una delle più interessanti di queste scritte indecifrate finora, è il cosiddetto “Disco di Festo”, piatto d’argilla dal diametro di circa sedici centimetri e dello spessore di due centimetri, che fu rinvenuto nel palazzo di Festo a Creta insieme ad altre terraglie che sembravano appartenere a un periodo fra il XVII e il XVI secolo a.C.. Questo disco reca da ambe le parti una iscrizione susseguentesi a spirale, e le singole parole – che constano di due fino a sette segni – sono separate da linee verticali. Le due facce del disco contengono ciascuna circa trenta parole, e i segni geroglifici differenti usati sono quarantacinque. Esso è considerato come il più antico documento scritto a lettere mobili, finora riportato alla luce.

Altrettanto interessante quanto misterioso è il senso delle parole incise su due tavolette di lavagna che furono rinvenute, nel secolo scorso, in una tomba neolitica a Alvao nel Portogallo settentrionale. Se esse appartenessero realmente a quell’epoca, cui la loro scoperta vorrebbe far pensare, risulterebbe che nel Portogallo, già tremila anni avanti Cristo, veniva praticata una scrittura letterale che attesterebbe la presenza di una civiltà anteriore di parecchi secoli. Ciò che colpisce, in queste iscrizioni di Alvao, la cui scoperta si limita a tre sole tombe, è che esse sono talmente simili a quelle iberiche rinvenute più tardi, che indubbiamente deve esistere un legame fra le une e le altre. Benché molti studiosi sostengano che la scrittura iberica non si basi sull’alfabeto dei Fenici  ma abbia avuta una trasformazione autoctona – tesi sostenuta anche da Strabone che afferma che gli Iberici si servivano di una scrittura vecchia sei millenni – non si può accettare indiscussamente una tale tesi. E neanche le iscrizioni indecifrate trovate in Francia e appartenenti all’Età della Pietra, possono ritenersi segni grafici di una scrittura europea.

epigrafe su tavoletta in argilla – ritrovamento di Glozel

Così pure l’autenticità delle tavolette di argilla di Glozel, trovate nel 1524 nell’area di un villaggio del Neolitico – ritenuto tale da Ferrières-sur-Sichon, per quanto confermata dall’autorevole approvazione di Salomone Reinach, viene confutata da altri studiosi con prove così convincenti da farci rimanere perplessi. Se queste iscrizioni venissero riconosciute definitivamente appartenenti all’Età Neolitica – indipendentemente dalla loro preziosa decifrazione – anche quelle di Alvao potrebbero essere confermate; rimarrebbe così accertato che in Europa, prima ancora che in Oriente, si fosse sviluppato un sistema grafico originale indipendente da quello orientale (?) già conosciuto. Ma intanto, finché tutte queste supposizioni non verranno accertate  sulla base di documenti inoppugnabili, dovremo attenerci alla tesi della trasmissione dell’alfabeto semitico da oriente a occidente che si effettuò nel primo millennio a.C..

Accanto ai  geroglifici egiziani, poco adatti per le altre lingue, e alla scrittura cuneiforme dell’Asia minore e Cipro, si erano formate nella zona mediterranea, verso il 1550 a.C., altre scritture più semplici che dovevano ben presto mutarsi in sistemi grafici normali. La scrittura sillabica ciprica, con le sue 5 vocali e 51 consonanti, e la scrittura di Ras-Shamre con i suoi 27 segni, avevano già raggiunta una grande semplificazione. Però, problema noto anche in Italia nell’individuare tra i volgari nel 1525 (con Pietro Bembo) una “lingua nazionale”, nessuna si prestava a essere adottata universalmente; Babele docet!

Stele di Nora 1000 a.C., considerata la più antica del Mediterraneo occidentale.

Nelle iscrizioni sinaiche si riscontra il primo tentativo di giungere, attraverso l’impiego di alcuni geroglifici egiziani e secondo il principio acroponomico, a una scrittura letterale; e il tentativo fu effettuato da un popolo semitico. Se i Fenici si siano serviti della scrittura sinaica  non si può esattamente stabilire, dato che essi si servirono anche di altre scritture, come per esempio la “ciprica”. Ciò permesso, il nostro alfabeto, che ha le sue origini in quello fenicio, sarebbe il prodotto latino dei vari tentativi di giungere alla semplificazione della scrittura.

semiotica dei segni, bacino monumentale XI-IX sec. a.C., villaggio Metapiccola, Leontinoi