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"Qui fu Lentini" nel 1693 • Luoghi Pensanti

“Qui fu Lentini” nel 1693

 Leontini ed il Terremoto del 9 -11 Gennaio 1693

Nella Lentini del XVII secolo il  terribile terremoto del 1693 non fa che dare incito a un processo di atto determinando un recupero che ha sapore di una rifondazione avvenuta a metà. La rinascita, a dire il vero, coinvolge tutta la Val di Noto, ma a Lentini assume negativamente un valore singolare; in nessun altro centro abitato la ricostruzione avviene con la stessa abnegazione degli abitanti lentinesi. Lieve e mal pianificato il coinvolgimento dei ceti sociali. Con l’arrivo del Duca di Camastra, annotati i danni subiti, iniziò il febbrile processo di ricostruzione. La popolazione sopravvissuta avea in merito opinioni diverse: secondo alcuni bisognava ricostruire sul vecchio sito, altri credevano opportuno riedificare altrove; chi avanzava l’ipotesi di ampliare la Città di Carlo V,  chi, invece, riteneva opportuno fondare una Leontini nova, in prossimità del vecchio sito. Ciò rievidenzia quanto fosse ancora disgrecato il tessuto sociale, probabilmente un contiguo dalla precedente crisi economica cinquecentesca su cui versava la cittadinanza. Il Duca, a seguito di vari dibattiti con la popolazione, incaricò l’architetto Angelo Italia, nella scelta di un nuovo sito e di progettare una pianta degna di tal Città vetusta. Fu localizzato Poggio San Pietro (secondo alcune ipotesi attuale sede del nuovo ospedale), poichè esso rispondeva alle due necessità vincolanti: non distava nè dal Bevaio (Biviere di Lentini) nè dal caricatore di Agnone, caratteristiche che incidevano l’economia cittadina seppur v’erano ancora altri aspetti collaterali di sviluppo. In realtà la civitas Leontina si confermerà fonte di problemi per le autorità preposte, così tra malcontenti e speculazioni baronali il geniale progetto di Don Angelo Italia non fu realizzato.  Nel 1696 dopo ulteriori dibattiti e tumulti il Senato di Lentini chiese al Tribunale del Regio Patrimonio di abbandonare definitivamente l’idea Poggio San Pietro per ritornare così a lavorare nel sito della cara vecchia città. La dolorosa lotta sulla scelta del luogo ritardò la riedificazione di Lentini fino al 1703, molti Lentinesi abitavano ancora in grotte ed in capanne di tavole o nel migliore dei casi in abitacoli frutto di un riutilizzo del Medioevo e non solo. Una Città totalmente distrutta; provocò emigrazioni e così l’aumento demografico con la media di  500 abitanti per paese nell’interesse di Carlentini, Sortino, Buccheri ed altri centri limitrofi.

Il quadro, per colui che immagina i fatti, è una creatura che possiede un anima ed una voce, tali da trasmettere delle verità e delle emozioni. Ogni fonte ha ben racchiuso in sé un messaggio che l’autore spera possa giungere al visitatore. Il 1700 è uno dei secoli più floridi per l’arte raffigurativa siciliana; siamo precisamente in pieno Rinascimento, periodo ricco di canoni di bellezza estetica. Migliaia le opere che furono realizzate, specie nella Sicilia Orientale, quella sfregiata dal terremoto. Del terremoto  esistono testimonianze storiche, pertanto con l’ausilio di alcuni testi e delle analisi storiche presso gli archivi, si è potuto riformare buona parte dei fatti d’epoca. Lentini veniva da un ventennio di decadenza, una società cittadina che dall’apice arriva fino al cuore della sua anima popolare, nel mescolare eventi disastrosi ed invenzioni per sopravvivere, non dimentica mai di mantenersi dentro la storia, ben documentata dalle Clarisse, dal Senato cittadino e da altri ordini religiosi e non.

Nel caso “Lentini 1693” è chiaro parlare di radicale ricostruzione, ma con formule e caratteri che ne restituiscono una storia a sé stante, unica. Anche se la ricostruzione avvenne nel segno del recupero dei materiali residui, come nel caso dell’Ex Cattedrale di Sant’Alfio e Santa Maria La Cava, quest’ultimo il titolo della vecchia matrice sita presso “Santa Mara Vecchia” distrutta e accorpata la collegiata a quella dei Santi Patroni . Molte opere rimasero incomplete e tutt’oggi la fanno da testimoni nel cuore del centro lentinese. Il Duomo e la piazza costituiscono, in effetti, il nucleo principale attorno a cui venne organizzato e pianificato sregolatamente il processo di recupero cittadino a seguito del sisma. Ancora una volta a dispetto dell’affranto destino la città risorse, forse grazie alla tenace e testarda mente dei suoi abitanti, forse grazie al generoso dispendio da parte delle aristocrazie del tempo.  E’ naturale divenire affascinati alla conoscenza di tal faccende, immaginare a come potessero agire  quelle forze-figure che popolavano la città: contadini, nobili, rivoluzionari, laici o ecclesiastici. Quali i loro stili di vita, quali i discorsi ed i pensieri che guidavano le loro scelte. Ricrearli con la memoria per prolungarne l’esistenza è un buon alibi per scrivere e narrare in continuazione i fatti. Città orientali della sicilia che come Lentini, sono  riuscite tuttavia a trovare la forza di scrollarsi di dosso le macerie e di rinascere, un’impresa da menzionare nel tempo, uno stimolo per costruire il futuro.

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Bibliografia

Salvatore Nicolosi, Apocalisse in Sicilia, Il terremoto del 1693, Catania, Tringale;

Sebastiano Pisano Baudo, La Città Carleontina 1981 Tipografia S.Scolari Lentini pag. 73 – 77;

G.A. Massa, La Sicilia in prospettiva Palermo 1709;

G. Gangi, Il Barocco della Sicilia orientale, Roma, 1964, pag.10 – 14;

A.S.C.L.   XV 1 3 ;

Francesco Valenti, Et Nomine et Armis, Pubblisicula 2008 pag. 118 – 122;

Sebastiano Pisano Baudo, Storia di Lentini antica e moderna, 1969.