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Sicilying: la Sicilia in cammino.. trekking & outdoor network • Luoghi Pensanti

Sicilying: la Sicilia in cammino.. trekking & outdoor network

 Day 2 :: metti cinque blogger a Cava d’Ispica

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Un giorno non troppo assolato, fresco. Il cammino per la Cava d’Ispica: quello che sembra essere pura “ambizione personale” al cielo, dalla concorrenza piuttosto spietata, può diventare qualcosa di più profondo muovendo i passi per le cavità del sud est siciliano.

Qual è la forza che, attraverso la verde miccia, spinge il fiore?
La forza che spinge l’acqua attraverso le rocce?

Dylan Thomas, autore di questi famosi versi, nella stessa poesia dice che, di fronte a questa forza, restiamo senza parole. Questa verde spinta della natura verso l’alto, non sappiamo spiegarla. Siamo come animali muti.

La forza di cui non possiamo dare alcuna spiegazione è il “moto del cielo“, che è, al di là delle motivazioni umane e della struttura della personalità, disarmante! Un moto che abbiamo colto “..in cammino”, proprio come desiderato nella missione con Il Daily Slow e Sicilying ; un movimento nel paradiso con Nanni Di Falco, guida naturalistica, là dove ogni ostacolo cede di fronte alla forza dei passi, simile a un fiume in piena che ti trascina.

Questi momenti di “esaltazione dello spirito” danno una straordinaria capacità di fare: l’approcciarsi al rupestre ed alla natura mediterranea è promettente, da lì prende il nome di trekking – esser mossi e lasciarsi trainare.

IMG_6325Situazioni fatidiche come queste possono scatenare il fiume che è in noi: l’ereditare un territorio, un grande sogno rivelatore, il vincere in amore o meglio.. sentire! Ma questo spiccare il volo, questo essere portati dal fiume in piena, non va ridotto a un turgore fallico o a un esercizio della forza..

Il cavallo di testa non cammina perché viene frustato.
Il fiume, infatti, – fosco, indomito, intrattabile – apre il proprio corso nel terreno con cieca ostinazione, e noi non siamo un fiume.
Noi abbiamo gli occhi, il fiume no: scorre semplicemente.
T. S. Eliot

Non è un caso che la tappa di fine tragitto è stata il Rifugio Kalura: tutte le cose viventi possiedono un calore nascosto in fermento, che un tempo era immaginato come una sorta di energia solare e che, in seguito, è stato identificato con la combustione dell’ossigeno. Questo calore nascosto si manifesta nelle febbri, nelle eruzioni cutanee, nella furia, nella collera. Ci sale alla testa e ci porta fuori di noi, come se fossimo posseduti dal fuoco.

Il sole iniziava a farsi sentire e non potevamo che ritirarci a ristoro; tutto ciò dopo aver vissuto una preziosa mattinata di Marzo conoscendo ravvicinatamene il contesto indigeno della cava per il “sentiero ad anello del villaggio rupestre”.

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L’entusiasmo è stato un senso di compressione, pronto a esplodere con una testa piena di idee, troppe cose da fare con il corpo in continua corsa. Cose che per la Cava d’Ispica si dimenticano, ritornando al radicale binomio uomo-natura.

Esperienze in nome del segno e dei passi..!