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Sicilying: Šiclis • Luoghi Pensanti

Sicilying: Šiclis

Day 3:: La perla del Barocco

La città di Scicli sorge all’incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo di una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche,
il semicerchio delle altitudini…

Elio Vittorini

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Incastonata come una perla preziosa all’interno dei tre valloni che la circondano,  è  Šiclis, Scicli, incantevole città barocca degli Iblei. 

Ad accoglierci in quel giorno di Marzo fu il sole caldo e abbagliante che rese la città incantevolmente pittoresca. La pietra bionda dei palazzi e delle chiese del centro storico risplendeva come l’oro più prezioso. A svegliare le nostre sensazioni in quelle ore del mattino fu l’odore dei fiori che poco a poco venivano composti in uno splendido gioco di forme e disegni, “bardature per cavalli” che uomini abilmente esperti in tradizione, ogni anno si dedicano a questo rito preparatorio in onore della cavalcata di San Giuseppe del 19 Marzo.

Viandanti per le vie della cittadina ci lasciammo entusiasmare dall’aria mediterranea che traspariva; Scicli, centro in provincia di Ragusa è, come la Sicilia tutta, un sovrapporsi di contaminazioni: è araba-normanna, angioina-aragonese e borbonica sino al Regno d’Italia. Plasmata come una meravigliosa scultura d’argilla ha preso forma grazie alle abili mani dei protagonisti di questa storia, un’opera unica al mondo, riconosciuta dallo stesso UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità. Fu Vincenzo Burragato il compagno aggiunto di viaggio con Il Daily Slow, che ci introdusse ai luoghi d’eccellenza con la sua compagine associativa, Tanit Scicli. Un nome promettente ricordando Tanit, dea della fertilità che deteneva il posto più importante a Cartagine. L’associazione Tanit vuole creare un ambiente fertile per i giovani in cui germinare la cultura e con loro abbiamo conosciuto i monumenti più importanti della città, come effige del Barocco più prospero dell’Isola: il Municipio, il Museo della Cucina Iblea ai “Bassi di Palazzo Spadaro”, l’Antica Farmacia Cartia, la Chiesa di Santa Teresa, il Palazzo Spadaro, la Chiesa di San Bartolomeo e Palazzo Beneventano.

 collage scicliTra l’antico e il moderno si collima la tipicità dei luoghi, lo abbiamo sempre sostenuto. Così Scicli rivive nel suo centro museale a cielo aperto il passato, le tradizioni; quando parliamo di tradizioni, ci riferiamo particolarmente alle azioni che tramano gli usi, i costumi e le capacità culinarie: memorie cittadine.

Dal 1999 la Vigata cinematografica del Commissario Montalbano, fiction celebre di RaiUno tratta dagli scritti di Andrea Camilleri, si snoda tra le vie del centro con assoluta protagonista la Via Francesco Mormino Penna, in cui il Palazzo del Municipio diventa per l’occasione il Commissariato di Vigata, anche nei suoi interni.

Qui in foto, il nostro Giorgio prende il posto in un colloquio immaginario con il pretore, proprio come il commissario Montalbano.

giorgio montalbanoRitornammo in strada per compiere un viaggio a ritroso, per ritrovarci tra gli antichi focolari domestici, testimoni di una evoluzione socio- economica ed etnoantropologica vissuta dalle cittadine sicule tra fine ‘800 e inizi ‘900. Al Museo della Cucina Iblea non solo vi si viaggia in un passato ovattato, ma ritroviamo affetti che, anche lontanamente, legano ciascuno di noi a nonni o generazioni precedenti. Bilance, forconi, pentolacce, anfore; oggetti che non rimarranno metaforicamente appesi finché si saprà quale sia la natura funzionale e le vicende legate ad essi.

In questo tragitto ci rendemmo conto, per la direzione intrapresa o per la terapia a cui fummo posti, che l’Isola in fondo è un insieme di isole. Lo è come nelle composizioni floreali da cavallo del San Giuseppe di Scicli, policrome trame per un’unica funzione del bello!

Come l’appetito vien mangiando, divorammo metri di sapere, quasi come se le nostre tasche si riempissero di cose raccolte strada facendo. Giungemmo presso l’Antica Farmacia Cartia, quella dove Il Giovane Montalbano  si servì in un episodio ma, al di là della fiction, questa farmacia rimane uno dei primi esempi di arredamento Liberty, realizzato dall’ebanista sciclitano Emanuele Russino, per volontà del farmascista Guglielmo Cartia. Anche volendoci specchiare, nella porticina oltre il bancone, si notano le pitture in stile con la mobilia di questo piccolo scrigno del centro storico; esistente dal lontano 11 Luglio 1902, ai tempi sito al pianterreno del Palazzo Porcelli – Battaglia – Veneziano – Sgarlata, spostato in seguito nei bassi di Palazzo Spadaro.

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Questo viaggio estetico non poteva finire senza visitare il portentoso Palazzo Spadaro.

Accedendo ad esso, il luogo accede in noi, trasformandoci in membri di una delle famiglie più note a Scicli: gli Spadaro. Divertendo gli occhi con le sue vetrate e i suoi affreschi Palazzo Spadaro da largo alle visioni ottocentesche, lo si nota anche dai temi e dai colori delle stanze. Elementi diversi di un solo palazzo per dettarne i tempi: un tempo per dormire, un altro per organizzare il potere in città, un altro per darsi al piacere. Immaginammo gli sfarzi, le cose che stavano davanti, che percepimmo ed ammirammo, ed ancora ricordiamo. L’espressione degli interni riemerge e rinasce da quella concezione di contea che aveva il sud est siciliano.

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I recinti dell’anima sono manodopera dell’uomo, i percorsi d’arte sono dettati dai monumenti della città: passando per i Luoghi della Bellezza sciclitana avvertimmo ogni particolarità del posto. La Chiesa di Santa Teresa con le più fine rappresentazioni barocche di Santa Lucia e di Sant’ Agnese, opere di Pietro Cultraro (1761-72) la tela con la Natività (1752), probabilmente del romano Lorenzo Rota, e la tela con l’Estasi di Santa Teresa (1698), dipinta da Filippo Fanelli. Il prospetto possiede preziosi ed eleganti motivi decorativi artigianali nella finestra quadrilobata posta tra il portale d’ingresso e l’inusuale loggia campanaria sovrastante, a tre arcate; mentre l’interno rappresenta la tipologia architettonica tardo-barocca più ricca del meridione dell’isola.

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Incastonati anche noi come la città, tra i tre valloni, vedemmo San Bartolomeo, meglio intesa come la perla del barocco che svetta con il suo chiarore tra i costoni tufacei. Espressione tutta di genio creativo, la città, con Palazzo Beneventano, Palazzo Bonelli, Palazzo Conti, la Chiesa di San Giovanni Evangelista con il noto dipinto del Cristo di Burgos ed altri monumenti, ci ha donato emozioni a cinque sensi che si sono concretizzate come un sogno atteso e che qui continueremo a trasmettervi.

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