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Sicilying: sicilianizzare dal primo giorno..

Day 1 ::Modica apre il viaggio al sudest

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La catastrofe è il principio dello Splendore

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La pietà popolare siciliana nel cuore dell’Etna

Soltanto la Settimana Santa di Siviglia e la cerimonia del Corpus Domini di Cuzco, in Perù possono essere, confrontati in termini di popolarità, ai festeggiamenti etnei in onore a Sant’Agata; ne parliamo con il DailySlow..

A great devotion in the heart of Etna

Only the Holy Week in Seville and the Corpus Domini ceremony in Cuzco, Peru, may be compared in terms of popularity, to the festivities that since 5 centuries have immutably been helding in St. Agatha’s honour. We recounted this with ItalianStorytellers..

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_______ La festa di San Giuseppe
| A’ festa ri San Giuseppi

Photo Prof.Elio Cardillo

Mi piace aprire  con una riflessione di Georges Braque, che così scrisse nel primo dopoguerra:

Pochi possono dirsi: “Sono qui“. La gente si cerca nel passato e si vede nel futuro |

Se questo è vero,  è dire anche il vero che, a “cercare”  la gente è il rituale o meglio i sentimenti popolari, le ragioni religiose, le voci, le azioni che lo mettono in scena nella prassi collettiva del manifestare e rammentare che provoca, in questo andare ciclico, tappe riconosciute in Feste, nonchè manifestazioni religiose. La concezione di un tempo che, oscillando come il pendolo di un cucù,  esprime emblematicamente la stagionalità degli animi, degli alimenti, dei santi, ridisegnando a giro compiuto dell’anno la periodicità delle manifestazioni: i tratti più forti ed eterni che il pensiero umano potesse mai instaurare con il Creatore.

Photo Prof.Elio Cardillo

Photo Sebastiano Vinci

Condividere la convivialità è  una componente comune nella nostra terra, segno eccellente della nostra matrice calcidese-eubea e, in altri luoghi, corinzia – se non prima indigena; matrice  del resto suggerita entro un orizzonte arcaico dove testimonianze di varia natura materiale, specie ceramica, “raccontano” l’origine del banchetto, dove dèi e uomini sedevano fianco a fianco allorchè i pasti allora erano comuni e comuni i seggi fra gli Immortali e gli uomini mortali [Esiodo]. Il “cibo degli altri” è così “fondante” che consumarne da parte di un mortale comporta un cambiamento di natura: mangiandone si diviene dèi altrimenti si appartiene per sempre al mondo dei defunti. È interessante osservare questa caratteristica: desiderio bramoso di mangiare l’alimento divino per far del proprio corpo un “contenitore puro” – divenire portatore sano di fede.

Le feste in Sicilia trovano nei banchetti il convivium coi santi, un’atteggiamento votivo ed espressivo radicato che parla di un passato remoto. Diviene dunque naturale pensare all’estensione dei caratteri che costituiscono una nota testimonianza della Festa di San Giuseppe a Lentini, quale lAsta e l’Esposizione dei 99 Piatti che vede, come in  un orizzonte cultuale classico, svolgere la vendita benefica di cibi, bevande speciali, manufatti, selvaggina ed animali domestici. Tra l’altro nel racconto evangelico di Matteo si legge che: “..l’angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Levati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta li finchè io te lo dica. Poichè Erode sta per cercare il bambino allo scopo di farlo perire». Giuseppe si levò, prese, di notte, il bambino e sua madre, e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode..” (Mt. 2,13-15 ). Ora ciò ci può portare ad un’ interpretazione circa la motivazione alla base dell’uso delle mense per San Giuseppe.

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Photo Alfredo Di Giorgio e Ivan Grancagnolo

Questi appuntamenti si esplicitano nella partecipazione massiccia della comunità, che ritiene sacro e doveroso partecipare: spiritualmente, nell’atto di  volgere una preghiera ed aderire all’asta di beneficienza per i meno fortunati della cittadinanza; materialmente, dando un’offerta durante la processione della Sacra Famiglia o nell’atto di aggiudicarsi all’asta il prodotto benedetto precedentemente messo al bando.

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Photo Tony Samo

La festa di San Giuseppe, sposo di Maria Vergine e  padre putativo di Gesù, si celebra  ufficialmente il 19 Marzo, non a caso celebrato come protettore degli orfani e dei lavoratori, soprattutto del legno (falegnami, carrettieri,bottai), corporazione che sino agli anni ’50 nella sicilia orientale si occupava dell’organizzazione dei festeggiamenti. La tradizione a Lentini la pone la Domenica più vicina al 19 Marzo. Una data che è a tutti gli effetti la vigilia dell’equinozio di primavera, a conferma dell’importante valore mitico rituale assunto dalla popolazione nell’operazione di ricodifìca dei significati originari della festa di San Giuseppe, messa in atto dalla Chiesa.

Photo Prof.Elio Cardillo

Da più di quattro decenni la cerimonia a Lentini è affidata ai gruppi della Chiesa Madre Santa Maria la Cava e Sant’Alfio, quali i Labor non Honor, che ogni anno svolgono in P.zza Umberto I un’eccezionale asta di beneficenza ed i Devoti Spingitori, che nella Chiesa dei Tre Santi approntano la tradizionale esposizione dei 99 piatti (trentatre  per ogni portata ed ognuno 10 pietanze diverse), momenti ricchi di articolazioni simboliche e devozionali: l’allestimento del pranzo dei 99 piatti  a Lentini è divenuto, anche in anni recenti, elemento di forte identificazione comunitaria, anche per la presenza di piatti tipicamente locali, così come sono maggiormente autoctoni i prodotti messi all’Asta. D’altro canto questa tradizione nel corso degli anni non ha subito alterazioni rilevanti mantenendo verosimilmente intatta la procedura dei rituali, eccezion fatta per la processione del simulacro che avveniva il pomeriggio della domenica; oggi esclusivamente esposto ai devoti nella piccola e graziosa chiesa barocca di San Giuseppe in P.zza Duomo. 

Photo Elio Cardillo

 Il programma, ha radici ben consolidate, esso aveva ed ha inizio con una processione della Sacra Famiglia che, dalla Chiesa dell’Immacolata, si snoda raccogliendo numerose offerte che vengono appese sulle vesti indossate dai figuranti, fino a giungere in piazza Umberto I a suon di banda in festa. Lì dopo la benedizione del banchetto e dei doni inizierà l’Asta per beneficienza sino alle 13 circa, di contro al lungo periodo preparatorio; il tempo propriamente fruito come festa si contrae in un breve arco e si connota per la modalità centrale del rito stesso, ossia il consumo sacralizzato del cibo e del pane. Un palco cosparso di fiori, doni e bardato di festoni è al centro della piazza, lì il pranzo della Sacra Famiglia può incominciare, nella parte inferiore del palco parte l’Asta – ogni pietanza, prodotto o manufatto è mostrato al popolo con assordante accompagnamento di descrizione del dono e prezzo di partenza. Come in una comune asta in assenza di ulteriori offerte l’oggetto si attesta con l’apotropaica  vanniata.. “1, 2.. San Giuseppi!” 

Scopo dell’Asta in passato era quello di raggiungere un ricavato tale da poter beneficiare chi svolgesse i ruoli della Sacra Famiglia, dove in essa prendevano parte i cittadini con misere ed esigue agevolazioni e che possedevano pochi mezzi economici; quindi spesso un anziano, che non percepiva pensione d’anzianità od invalidità (S. Giuseppe) e due orfanelli (Il Bambino e Maria) a volte presi fra quelli ospitati nell’Istituto Manzitto. L’asta per come oggi si svolge ha mantenuto l’animo del suo nobile fine, estendendo il ricavato ai poveri ed a quanti si rivolgono alle Caritas. Tradizione voleva che al termine dei festeggiamenti un banditore salisse sul palco per annunciare l’imminente avvicinarsi della Festa Patronale di Maggio in onore dei Santi Martiri Avvocati della Vetusta Città di Lentini.

A pomeriggio inoltrato si comincia a rimuovere il palco e a spogliare la piazza: non v’è più presenza sul palco di doni, ancor meno di pane, quel pane benedetto (cuddureddi, iessi, vastuni ri sangiuseppi , cavadduzzi) che finirà sulle tavole dei tanti lentinesi dall’animo fedele, il cuore d’oro e i piedi ancorati come radici alle tradizioni della nostra terra.

Bibliografia

  • Ignazio Emanuele Buttitta – La festa di San Giuseppe in Sicilia – Fatima Giallombardo/Palermo: Fondazione Ignazio Buttitta, 2006 [Ieri e oggi];
  • Cirino Gula – I Fili della Memoria , C.U.E.C.M. – Catania, Ottobre 2010
  • Vincenzo Giompaolo – San Giuseppe in Sicilia : Altari, Cene, Tavolate – Niscemi 1978;