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Ascensione: il Grano che germoglia alla Luce dei Falò

Feste e Riti in Sicilia: l’Ascensione delle Madri.

L’estate isolana “estranea” l’uomo, con le sue temperature e i suoi bagliori, riattivando in esso una palese manifestazione di arcaiche ricorrenze.
Antichi riti e vecchie costumanze sopravvivono ancora nella vita dei contadini della Piana di Catania e di altre contrade dell’entroterra, nelle consuetudini legate alla preparazione dei campi per la semina, alla fatica della mietitura e della trebbiatura (lu pisàtu).

V’erano un tempo aree di questa Sicilia orientale in cui la trebbiatura veniva compiuta facendo battere le spighe del grano sull’aia da una coppia di mule, guidate dal cacciante. E’ lui che, collocato al centro, teneva le redini e incitava gli animali con espressioni carezzevoli, imprecazioni e avvertimenti, facendole girare al trotto e correndo loro dietro, pronunciando formule sacre, oramai di orientamento cristiano.

Ed ecco, a raccolta annua compiuta, i fuochi purificatori degli antichi culti: ‘i vampati  (falò) che s’innalzano verso il cielo la sera dell’Ascensione. I contadini credono allora di vedere prodigiosamente germogliare le spighe del grano e si affidano affinchè la benedizione del cielo scenda sulla terra; e che l’acqua salata diventi dolce e quella dolce pura. Difatti la sera precedente l’Ascensione le massaie d’un tempo mettevono fuori, su di una sedia o sul davanzale di una finestra, una catinella d’acqua con delle rose: secondo il rito nella sua ascesa la Madre Vergine/o il Cristo benedice quell’acqua profumata, di cui la mattina successiva esse si servivano per rinfrescarsi.

Anche i pargoli avevano il loro rito “di purificazione e digiuno” , sino agli anni ’80 per contenere alla vigilia di ferragosto la fame dei bambini, ma osservare ugualmente il digiuno, si praticava la Mustichedda ( da Mustika/Mystiká = le cose indicibili dei misteri ), boccale di argilla quadrilobato. La brocchetta veniva riempita d’acqua, poi condita di foglie di basilico che servivano ad aromatizzare e a rendere piacevole il sostituto pasto: il bambino\a, già predisposti a tavola, attendevano questi per inzupparvi dentro del pane di casa e mangiarlo durante la celebrazione.

Sino ai primi del ‘900 pecore, capre, buoi, vacche, vitelli, muli, asini e cavalli parati a festa giungevano alla spiaggia, guidati dai loro stessi padroni che gridavano, suonavano e facevano comunità. Quando le campagne, tormentate dalla siccità, venivano messe “a riposo” e le preghiere delle donne e dei bambini non erano sufficienti a ottenere dal cielo la pioggia, il popolo ricorreva, come oggi nelle feste estive di Sicilia, ai propri protettori: dalla Vergine a San Giuseppe, da Santa Febronia a Santa Lucia, da San Rocco ai Santi Martiri; vi si ricorreva come ad un supremo e sacro tribunale per derimere liti e contrasti e vi si prestavano solenni giuramenti, come buone raccomandazione per l’anno a venire (si ipotizza da questi elementi, il battesimo del 15 Agosto in “capodanno estivo”).

misteri eleusini leontinoi demetra e persefone

 

Oggi, il nostro Ferragosto, svuotato da ogni riferimento e significati risuona dall’espressione “feriae Augusti”, feste che si celebravano a Roma in onore dell’Imperatore Augusto, dopo che questo impose il suo nome al mese sestile. Questi festeggiamenti erano collegati a Conso, antico dio latino del grano, protettore della Terra, indi della fertilità, dell’agricoltura, ed avevano come carattere proprio quello di un tradizionale rinnovamento agrario. Ci si riposava dalle fatiche delle settimane precedenti, animali compresi. Buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro ed agghindati con fiori.

Che io viva o muoia, io sono Osiride, io penetro in te e riappaio attraverso la tua persona; in te deperisco e in te cresco. Gli dèi vivono in me perché io vivo e cresco nel grano che li sostenta.

Perfino Osiride, patrono della resurrezione come Kore, veniva considerato anche protettore della vegetazione: delle statuette di argilla che lo rappresentavano venivano sepolte nel periodo della semina per stimolare magicamente il raccolto. Osiride veniva spesso raffigurato steso orizzontalmente e dal suo corpo nascevano ventotto spighe rappresentanti i giorni di una lunazione.

Demetra/Apollo numismatica Leontinoi

Tutto spinge l’uomo in alto, verso il divino, come diceva Giovanni Pascoli – questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni – non è da dirsi un caso che altra tradizione di diletto imponeva nel clima di festa i giovani al gioco de “L’albero della Cuccagna“, un palo avente alla sua estremità più alta dei doni, in palio per competizione, a disposizione di chi riusciva ad agguantarli.

Storia di una nobile matrona leontina divenuta martire

Santa Epifana V.M.Storicamente il metodo usuale del narrare i fatti, qui buona parte ricostruiti dagli Atti dei Martiri, è quello di cominciare “dall’inizio”. Nulla possono gli uomini senza la “finzione di un inizio” e niente è più difficile dell’inizio in una storia se non, forse, la fine stessa. Questa è una storia, divenuta tragedia, che ha scandito l’evoluzione di una città meridionale, parte dell’Impero Romano.

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Quando mangiare è per tradizione assimilare un territorio

cibo matera

Strizzando l’occhio al Sud; Matera, Capitale della Cultura, è una città che si sta affacciando sempre più con forza tra le mete più ambite e più narrate dai viaggiatori.

Umile è il lavoro del ranciere, ma alto il suo effetto. Da esso il nutrimento alle gagliarde energie tutelatrici della terra..

Come sempre i miti nascono su un fondo di verità storica. Nelle quali novelle piacevoli e aspri casi d’amore e altri fortunati avvenimenti, hanno modellato così nei moderni tempi avvenuti, come negli antichi, usi, costumi e.. forchette! (altro…)