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Quando Caravaggio fu in cucina

Marcialis e lo chef d’orchestra d’arte

Rettangoli di genuina realtà che rivelano sapori dal mondo. Vari aspetti che non vogliono rinunciare al piacere della raffigurazione del Gusto. La mostra fotografica di Renato Marcialis, “Caravaggio in cucina”, propone numerose finestre a colori, con scatti in cui vengono mescolati armonicamente gusti, luci ed ombre. E si, Caravaggio non era un semplice artista (ampliamente descritto da Michelangelo Buonarroti) ma aveva una mente geniale capace di dar vita a opere che continuano ad emozionare tutto il mondo; paragonarlo a Marcialis non è blasfemia bensì meritata e studiata critica. Fotografia, pittura e grafica, storicamente molto legate tra loro, s’incontrano felicemente grazie alla perizia dell’autore, dando vita ad opere inedite e singolari. Il risultato della deduzione soggettiva e dell’idea di percezione gustativa è stata solo un’apparenza illusoria, perché stavolta si parla di cucina per immagini.

Lavori che hanno richiamato l’attenzione di spettatori buongustai e cultori presso il Monastero dei Benedettini di Catania, sede in cui è stata ambientata la Mostra dal 7 al 29 Gennaio, in collaborazione  con il Centro Arti Visive SIKANIE.

Renato Marcialis reinterpreta frutti, spezie, ortaggi, accentuando così i volumi dei soggetti che escono improvvisamente dal buio della scena. Vengono proposti brillanti chicchi d’uva, piccole zucche e vivaci agrumi, arance. Ritratti intensi, arricchiti da ulteriori suggestioni. Tremolano bilance colme di merluzzo ornate da pesi e stoffe, frutti dai colori accesi e fantasiosi effetti luce, sovrapposizioni di panni ed alimenti da un guizzante intuito. Un dialogo che procede attraverso l’oziosa realtà. 

Tutto sembra rischiarato da qualche ricordo ed è difficile fare distinzione tra i colori, i sapori e i profumi; sensazioni reali e memoranti, immortalati (già) dentro. Anche i colori mutati in tinte forti rendono misteriosi gli sfondi quasi sempre scuri su cui prevalgono i neri, questo per sprigionare calde tonalità, d’altro canto il colore non è tutto, ma il fondamento di tutto. Renato Marcialis  non pare per niente intimidito dai “prodigi tecnologici” dell’industria fotografica e anzi si esprime attraverso un linguaggio che sembra voler riproporre e sottolineare l’importanza del lavoro artigianale nella fotografia.