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Tagli alle Soprintendenze e chiusura dei siti archeologici • Luoghi Pensanti

Tagli alle Soprintendenze e chiusura dei siti archeologici

 Apprendo con sdegno ed altrettanta preoccupazione la notizia apparsa alcune settimane fa della chiusura domenicale di alcune importanti zone archeologiche siciliane, a causa dei tagli imposti dal Governo. Poche zone al mondo possono contare una concentrazione di aree di interesse storico-culturale come la provincia di Siracusa e di Enna.

Attraverso gli oltre 50 siti, le decine di centri storici, le chiese, i monasteri, i castelli, le Porte, i palazzi gentilizi, gli scavi archeologici è possibile ripercorrere l’intera storia dell’umanità. Siti unici, d’importanza eccezionale. Un grande e importante riconoscimento mancato a questo potenziale carico internazionale che purtroppo non riesce ad addolcire il gusto amaro dello sconcerto di fronte alla catastrofica crisi del patrimonio storico-culturale nazionale. Con incredulità assisto alla chiusura nei giorni festivi di molti siti archeologici siciliani come Megara Hyblea, Leontinòi, Mothia e Cava d’Ispica, solo per citarne alcuni, perchè non vi è la possibilità di pagare gli straordinari ai dipendenti (in costante calo di numero) di Soprintendenze ormai finanziariamente stremate e soffocate da immobilismi e gravami legislativi. Un’assurda politica, miope e suicida, promossa dalle amministrazioni a tutti i livelli, di tagli protratti per troppo tempo ha portato la Cultura ad essere la Grande Malata della nostra povera Italia. Le disponibilità economiche del MIBAC sono state ridotte dalle ultime Finanziare a livelli di un Paese del Terzo Mondo. La situazione è grave e non più accettabile, solo se si pensa che il 40% del patrimonio storico-archeologico globale è sul suolo italiano. La reale e seria promozione di un”industria del Turismo e della Cultura”, peraltro, a scala nazionale e provinciale, in maniera ben pianificata e strutturata, senza timidezze o pavide dimenticanze, si trasformerebbe in un volano per tutta l’economia. Investire in cultura fa crescere il ProdottoInternoLordo. Investire in cultura significa attrarre più turisti ed investimenti stranieri. M’interrogo senza troppe aspettative quale sia la linea adottata dalle Istituzioni locali ed in particolare dalla Provincia (che si dimostra sempre di più un ente costoso ed inutile) per ovviare a questa inaccettabile situazione di tagli e di chiusure domenicali forzate.