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Taormina e Dioniso • Luoghi Pensanti

Taormina e Dioniso

  L’Efebo triste dorme tra le viti

Le difficoltà inerenti allo studio della religione e dell’economia arcaica sono evidenti : dai problemi connessi di per sé alle ricerche sulle credenze del mondo antico, si aggiunge per la Sicilia il contrasto tra la lacunosità delle fonti scritte e la ricchezza della documentazione archeologica connessa con la sfera del sacro, che fa presupporre un ruolo pervasivo dell’attività cultuale. L’antica Taormina sorse quando la vicina Naxos, fondata nell’VIII secolo a.C. e corrispondente al piccolo promontorio di Schisò verso oriente, scomparve dalla vita pubblica a causa della distruzione di Dionisio di Siracusa. Per  comprendere al meglio lo sviluppo delle colonie siceliote fonte precipua è Tucidide.

Un antico insediamento, fu scelto dagli abitatori del I millennio, dove P. Orsi identificò una necropoli rupestre attribuita al III periodo siculo. Tauromenion si sentì sin dagli albori erede della vicina  Nasso; ciò testimoniato dalle monete che narrano la leggenda Archegetes (“colui che guida la fondazione”, espressione dorica, riferita ad Apollo  in quanto patrono di molte colonie greche oltremare ).

La felice posizione naturale fu per Taormina motivo di prosperità economica notevole; una delle fonti di questa ricchezza fu quella del vino e quindi la coltivazione della vite. Già Nasso, nelle sue monete nelle quali appare il grappolo d’uva, aveva rivelato  l’importanza della coltivazione e la fama del prodotto. Così come per Leontìnoi era divenuto  importante coltivare l’orzo, il frumento ed i cereali in genere provenienti dagli omonimi campi .

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E’ interessante  sapere che a Pompei sono state ritrovate numerose anfore vinarie con l’incisione tauromenitanum (vinum)  con i nomi sia dei produttori che dei proprietari. Le viti della zona furono adoperate per i vigneti dei colli Albani secondo una interessante notizia di Plinio. Le anfore in cui era trasportato questo vino erano a punta e portavano le iscrizioni con la sigla taur ed iniziali dipinte in nero.

Internamente alla cultura ellenica in Sicilia è solito associare il vino ad Apollo anzichè a Dioniso, quando in effetti diversi miti ellenistici sull’origine del vino vedono coinvolta quest’ultima figura.  Tuttavia,  erano molte le feste in onore di Apollo, queste si svolgevano ogni quattro anni, precisamente il terzo anno dopo ogni Olimpiade.

Un culto diffuso in tutto l’isola. A Naxos, in cui sbarcarono i primi Ioni Calcidesi, il culto di Apollo assunse un significato politico ed il dio era visto come protettore dei coloni e dei nuovi insediamenti. L’oichista Tucle, ateniese, sotto la rupe di Tauromenio, innalzò sulla spiaggia un’ara di Apollo, la prima elevata dagli elleni in Sicilia, per tanti secoli onoratissima.

In altre polis il culto assunse una tipologia tipicamente pastorale; in altri casi  il culto fu accorpato  con quello di Asclepio, dio della medicina, come riscontriamo ad Agrigento, Siracusa e Selinunte . In quest’ultima Città è stata trovata una moneta che evidenzia il rapporto tra il culto di  Apollo e quello di Asclepio. La moneta, un tetradracma del V sec. a.C., è attualmente consevata al museo Archeologico di Napoli. Notizie inerente al culto di Apollo si hanno nelle città di Adrano, Assoro, Centuripe, Catania, Lentini, Palermo, Marsala, Messina e Tindari.

Con la morte di  Dionisio il Giovane, le Città elleniche di Sicilia riacquistarono l’indipendenza, e con essa spezzarono il legame, che unendole insieme, sia pure nel grande organismo della tirannide, le aveva protette dalle pressioni esterne. Nemiche fra loro e lacerate da lotte interne, si avviarono, come già aveva previsto Platone, in una lettera, alla rapida scomparsa dell’isola ed alla frammentazione culturale raggiunta fin allora.

 

Bibliografia

  • DIODORO SICULO, 1988, Biblioteca Storica, Libri I-V, Sellerio Editore, Palermo (libro V traduzione di Domenica Paola Orsi).
  • FESTE PATRONALI IN SICILIA,  Giuseppe Pitrè , pag. 488
  • STORIA UNIVERSALE, Carl Grinberg, pag. 289
  • STORIA DI SICILIA, Ignazio Scaturro, Sirio III
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